Il tema della riqualificazione energetica e del rinnovo in edilizia è di particolare rilevanza nel nostro Paese, visto che oltre il 50% dello stock immobiliare italiano è stato edificato tra gli anni ’50 e ’80. Si tratta, quindi, di un patrimonio di vecchia concezione che andrebbe sottoposto, nel tempo, ad adeguati interventi di manutenzione o ristrutturazione.

Il 53,7% delle abitazioni ha più di 40 anni ed è quindi stato costruito prima che entrasse in vigore la Legge n. 373 del 1976 per il contenimento dei consumi termici degli edifici. Nello specifico, per il foro finestra, questo significa che i valori di trasmittanza termica (U) delle finestre e dei cassonetti erano particolarmente alti e, quindi, poco performanti. L’edilizia moderna si sta sempre più orientando verso la costruzione di case ad alta efficienza termoacustica, con l’obiettivo di ridurre al minimo i consumi (spese di riscaldamento e di energia elettrica) ed aumentare il comfort e il benessere delle persone che ci vivono. Lo stesso concetto vale anche per la ristrutturazione degli immobili.

A tal fine, la riqualificazione energetica dell’intero foro finestra è fondamentale per raggiungere gli obiettivi legati al risparmio energetico, pertanto nella sostituzione dei serramenti è necessario valutare anche le condizioni dei cassonetti. Spesso capita che il serramentista trascuri il ruolo centrale che riveste il cassonetto sotto l’aspetto termoacustico, non fornendo adeguata consulenza al committente. Sostituire le sole finestre però, senza trovare una soluzione adeguata per la coibentazione dei cassonetti, è un errore in quanto l’intervento di riqualificazione del vano serramento viene realizzato solo parzialmente.

 

cassonetto non isolato

Fig. Esempio figurativo di cassonetto non isolato, come voragine di dispersione energetica.